FOCUS diritto societario. La nomina dell’amministratore deve essere seguita da una accettazione (anche tacita)

Con l’ordinanza del 9 maggio 2022 n. 14592 la Corte di Cassazione è tornata sul tema dell’accettazione della nomina ad amministratore.

Secondo la pronuncia, la mera nomina non è sufficiente a far sorgere dei doveri in capo all’amministratore, ma la stessa deve essere seguita da una accettazione (anche tacita). Ciò perché i poteri degli amministratori hanno fonte contrattuale.

La Corte di Cassazione ha altresì specificato che l’accettazione e, in genere, il contratto di amministrazione societario, non richiedono l’osservanza di specifiche formalità. L’accettazione, quindi, può desumersi anche da atti positivi incompatibili con la volontà di rifiutare la nomina e può essere anche tacita, né dipende, in sé, dall’adempimento degli oneri pubblicitari, previsti dall’articolo 2383, comma 4, del c.c.

 

Corte di Cassazione, ord. n. 14592 del 9.05.2022.

FOCUS diritto societario. I doveri di sorveglianza del collegio sindacale

I doveri del collegio sindacale non si intendono attenuati per la semplice circostanza che la società si sia dotata di funzioni di controllo interno, in quanto le funzioni aziendali hanno esclusivamente un compito di ausilio e di supporto.

E’ quanto ha recentemente statuito la Corte di Cassazione con sentenza n. 16276/2022.

La Suprema Corte precisa che il collegio sindacale non può limitarsi alla mera passiva ricezione delle eventuali indicazioni fornite dalle funzioni aziendali, ma è in ogni caso tenuto ad assicurare una costante sorveglianza sulla correttezza formale e sostanziale della gestione della società.

I sindaci devono possedere ed esprimere una continua e adeguata conoscenza dell’attività aziendale e hanno l’obbligo di contribuire ad assicurare un governo efficace dei rischi di tutte le aree dell’impresa e di attivarsi in modo da poter efficacemente esercitare una funzione di monitoraggio sulle scelte compiute dagli organi esecutivi.

Corte di Cassazione, sent. n. 16276 del 19 maggio 2022

Registro dei titolari effettivi. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto. In vigore dal 9 giugno 2022

Lo scorso 25 maggio 2022 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 121, il decreto 11 marzo 2022, n. 55 del Ministero dell’Economia e delle Finanze che riporta il regolamento recante disposizioni in materia di comunicazione, accesso e consultazione dei dati e delle informazioni relativi al TITOLARE EFFETTIVO di imprese dotate di personalità giuridica, di persone giuridiche private, di trust produttivi di effetti giuridici rilevanti ai fini fiscali e di istituti giuridici affini al trust.

Ai sensi della normativa antiriciclaggio (d.lgs. 231/2007), per titolare effettivo si intende la persona fisica (o le persone fisiche) per conto della quale è realizzata un’operazione o, nel caso di entità giuridica, la persona fisica (o le persone fisiche) che possiede o controlla tale entità e che ne risulta beneficiaria. L’art. 20 del d.lgs. 231/ 2007 indicata i criteri per individuare il titolare effettivo (criterio dell’assetto proprietario, criterio del controllo e quello dell’esercizio di poteri di amministrazione e direzione). Ad esempio, nelle società il titolare effettivo è individuato nella persona (o persone) che ha il possesso o il controllo, diretto o indiretto, di una percentuale sufficiente (il 25% + 1) delle partecipazioni al capitale o dei diritti di voto, anche tramite azioni al portatore.

Il decreto sul Registro dei titolari effettivi, appena pubblicato in G.U., entrerà in vigore il prossimo 9 giugno.

La finalità del provvedimento è quella di prevenire e contrastare l’uso del sistema economico e finanziario a scopo di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

Il decreto in esame detta disposizioni in materia di:

  • comunicazione, al registro delle imprese, dei dati e delle informazioni sulla titolarità effettiva di imprese, persone giuridiche private, truste istituti affini;
  • accesso ai dati ed alle informazioni da parte dei diversi soggetti interessati.

Le informazioni relative alla titolarità effettiva devono essere comunicate all’ufficio del registro delle imprese della Camera di commercio territorialmente competente ai fini della loro iscrizione e conservazione nella sezione autonoma del registro delle imprese:

  • dagli amministratori delle imprese;
  • dal fondatore o dai soggetti cui è attribuita la rappresentanza e l’amministrazione delle persone giuridiche private;
  • dal fiduciario di trust o di istituti affini.

Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto (09 giugno 2022) è prevista la pubblicazione del provvedimento del Ministero dello sviluppo economico che certifichi l’operatività del sistema di comunicazione dei dati e delle informazioni sul titolare effettivo.

Le comunicazioni sulla titolarità effettiva dovranno essere effettuate entro i 60 giorni successivi alla pubblicazione del provvedimento del Ministero dello sviluppo economico.

FOCUS procedura civile. Iscrizione a ruolo della causa. Successiva trasmissione dell’invito a concludere la convenzione di negoziazione assistita. Improcedibilità della domanda. Esclusione

Con sentenza n. 113 del 26 aprile 2022, il Tribunale di Vasto si è pronunciato sull’eccezione di improcedibilità della domanda per mancato esperimento della obbligatoria procedura di negoziazione assistita, svolta sulla considerazione che l’invito fosse stato trasmesso in un momento successivo rispetto alla notifica dell’atto di citazione e all’iscrizione a ruolo della causa.

L’art. 3 del D.L. 132 del 2014 dispone che l’esperimento del procedimento di negoziazione assistita è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, qualora quest’ultima abbia ad oggetto la richiesta di pagamento, a qualsiasi titolo, di somme non eccedenti cinquantamila euro o la richiesta di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti.

Il Tribunale ha rigettato l’eccezione di improcedibilità sollevata dal convenuto, ritenendo che agli atti vi fosse la prova della trasmissione dell’invito e che fosse irrilevante il fatto che l’invio fosse successivo alla notifica dell’atto introduttivo ed all’iscrizione a ruolo della causa.

 

Tribunale di Vasto, sent. n. 113 del 26.04.2022.

FOCUS Crisi d’impresa. Composizione negoziata. Stato di liquidazione della ricorrente. Compatibilità. Prospettiva di risanamento. Necessità

Con propria ordinanza del 16.04.2022, il Tribunale di Arezzo svolge un’interessante analisi normativo-sistematica dell’istituto della composizione negoziata della crisi di impresa (introdotto dal D.L. 118/2021).

Chiamato a confermare o meno le misure protettive, il Tribunale si è trovato a valutare la compatibilità dell’istituto della composizione negoziata con lo stato di liquidazione in cui si trovava la società ricorrente.

Se il fallimento ed il concordato preventivo sono le procedure pensate per l’impresa insolvente e in crisi, l’art. 2 del D.L. 118/2021 riserva la composizione negoziata all’imprenditore agricolo o commerciale che versi in condizioni di “squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza”. La composizione negoziata sembrerebbe così pregiudicata alle imprese che già si trovino in stato di crisi o insolvenza.

Estendendo però il campo di osservazione all’intera disciplina contenuta nel D.L. n. 118/2021, il Tribunale sottolinea come il legislatore abbia pensato la composizione negoziata come un nuovo strumento (non concorsuale) da offrire all’imprenditore che si trovi in qualunque stato di difficoltà economica, quindi anche già in crisi o in insolvenza, purché con possibilità di risanamento.

Infatti, deduce il Tribunale dalle norme contenute nel D.L. n. 118/2021:

  • l’art. 23 stabilisce che la composizione negoziata non può essere attivata in pendenza di una procedura concorsuale. La formulazione del citato articolo porta a ritenere che l’accesso alla composizione negoziata non sia pregiudicato dal mero stato di crisi o finanche insolvenza, ma solo dalla pendenza di uno dei procedimenti elencati nel citato articolo;
  • l’art. 6, comma 4, impedisce la dichiarazione di fallimento dopo la pubblicazione dell’istanza di nomina dell’esperto e fino alla chiusura della procedura, con ciò presupponendo che l’istanza ben potrebbe essere depositata da un’impresa in stato di insolvenza o di crisi (in tal senso si veda anche l’art. 9 comma 1);
  • l’art. 5, comma 5, impone all’esperto l’archiviazione dell’istanza, qualora non ravvisi “concrete prospettive di risanamento”.

In conclusione, ritiene il Tribunale che ad essere incompatibile con la composizione negoziata non è tanto lo stato di liquidazione societaria in sé e per sé considerato, quanto la sussistenza di un’insolvenza irreversibile e quindi l’assenza di una concreta prospettiva di risanamento, inteso come riequilibrio finanziario e patrimoniale che consenta all’impresa di restare sul mercato, se del caso previa revoca dello stato di liquidazione.

Così deducendo, il Tribunale di Arezzo ha quindi revocato le misure protettive sull’assunto che la società ricorrente non aveva in animo di perseguire un risanamento avendo proposto un piano meramente liquidatorio con successiva cancellazione dal Registro Imprese, non può accedere alla composizione negoziata, dovendo utilizzare gli istituti già configurati dalla Legge Fallimentare.

 

Trib. Arezzo., Dott. F. Pani, ordinanza del 16.04.2022

Le Sezioni unite: responsabilità solidale anche se le condotte lesive sono autonome e i titoli diversi

Con la sentenza n. 13143 depositata il 27 aprile 2022, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione confermando l’orientamento maggioritario, hanno ritenuto che, ai fini della responsabilità solidale di cui all’art. 2055, comma 1, c.c., è richiesto solo che il fatto dannoso sia imputabile a più persone, ancorché le condotte lesive siano fra loro autonome e siano diversi i titoli di responsabilità (contrattuale ed extracontrattuale) e ciò in quanto la norma considera essenzialmente l’unicità del fatto dannoso, riferendola unicamente al danneggiato, senza intenderla come identità delle norme violate. Conseguentemente, non rileva l’unicità della fonte – contrattuale o meno – della responsabilità ma solo ed esclusivamente l’unitarietà del fatto dannoso come base dell’obbligazione risarcitoria

Raggiunto l’accordo sul Digital Market Act

È stato raggiunto l’accordo tra il Consiglio e il Parlamento europeo sul Digital Services Act (DSA), la proposta di regolazione dei servizi digitali, che si applica a tutti gli intermediari online, quali prestatori di servizi di hosting, motori di ricerca, piattaforme e mercati online, che prestano servizi nell’Unione. Il DSA sancisce il principio fondamentale secondo cui ciò che è illegale offline deve esserlo anche online e mira, così, a proteggere lo spazio digitale dalla diffusione di contenuti e servizi illegali e a garantire la protezione dei diritti fondamentali degli utenti.

Insieme al Digital Market Act (DMA), il DSA costituisce il Digital Services Act Package presentato dalla Commissione con lo scopo di creare uno spazio digitale più sicuro, in cui i diritti fondamentali degli utenti siano tutelati e al fine di stabilire condizioni di parità per le imprese che vi operano.

Responsabilità degli enti: la Corte di Cassazione ammette il dissequestro parziale delle somme sequestrate a fini di confisca per pagare le imposte sui redditi illecitamente lucrati a mezzo della commissione del reato presupposto

Con la sentenza n. 13936 dell’11 aprile 2022, la Corte di Cassazione ha per la prima volta ritenuto ammissibile il dissequestro parziale delle somme sottoposte a sequestro che risultino necessarie per il pagamento del debito tributario. E ciò al solo fine di evitare la cessazione definitiva dell’esercizio dell’attività dell’ente prima della definizione del processo, in ossequio al principio di libertà di esercizio dell’attività d’impresa (art. 41 Cost., art. 16 della Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea), del diritto di proprietà (art. 42 Cost., art. 1 del Prot. n. 1 CEDU) e del diritto al lavoro (art. 4 Cost., art. 15 della Carta dei diritti fondamentali dell’unione Europea).

Condizioni alla devoluzione del patrimonio per gli ETS in trasmigrazione al RUNTS

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con nota n. 6137 dell’8 aprile 2022, ha fornito chiarimenti in tema di devoluzione del patrimonio residuo delle imprese sociali agli Enti del Terzo settore ancora in fase di trasmigrazione al RUNTS. In considerazione del fatto che il processo di trasmigrazione è stato avviato solo in data 23 novembre 2021 e prevedendo il CTS – ai sensi dell’art. 54 – la successiva verifica circa la sussistenza dei requisiti per l’iscrizione a cura degli uffici competenti, si pone il problema di come gestire la fase transitoria, fermo restando che possono essere beneficiari della devoluzione unicamente gli Enti del Terzo Settore costituiti ed operanti da almeno tre anni, ai sensi dell’art. 12 comma 5 del D. Lgs. n. 112/2017.

A tal proposito, il Ministero precisa che, non potendo il beneficiario essere certo dell’esito positivo della trasmigrazione (e quindi del mantenimento della qualifica) in fase di istruttoria, la devoluzione dovrebbe essere condizionata all’impegno da parte di quest’ultimo di accantonare i relativi proventi rinviandone l’utilizzo per lo svolgimento delle attività di interesse generale previste dallo Statuto al momento del perfezionamento della propria iscrizione al RUNTS, nonché – in caso di esito negativo del procedimento – di versare le risorse alla Fondazione Italia Sociale.

Il Codice della Crisi in vigore dal 15 luglio 2022

L’entrata in vigore del cd. Codice della Crisi (D. Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14) è stata rinviata dal 16 maggio 2022 al 15 luglio 2022, in base all’art. 37 del decreto PNRR, che modifica in tale senso l’art. 389 del Codice stesso. Lo slittamento è dovuto alla complessità del corpo normativo del Codice a cui si aggiunge il fatto che lo scorso 17 marzo 2022, il Governo ha – con l’approvazione dello schema di Decreto Legislativo – modificato ulteriormente il corpus normativo. Tale ulteriore modifica dovrebbe tuttavia consentire di rispettare il termine del 17 luglio 2022, giorno ultimo per il recepimento della cd. direttiva insolvency.

Per le procedure di allerta, allo stato, resta ferma l’entrata in vigore al 31 dicembre 2023 (come previsto dal D.L. 118/2021, convertito dalla L. 147/2021).